Chi volesse cimentarsi con la storia delle “grandi famiglie aradeine” (intendendo con questa espressione quelle ricomprendibili nella piccola nobiltà o nel cosiddetto notabilato) dovrebbe rassegnarsi a consultare le carte riguardanti non solo la stessa Aradeo, ma anche numerosi paesi dell’attuale provincia di Lecce. E ciò non basterebbe, visto che, soprattutto nel Settecento, ad Aradeo si potevano incontrare individui provenienti dal brindisino, da S. Vito degli Schiavoni (oggi dei Normanni), dal barese, da Vieste, etc. Un intreccio di genti sicuramente affascinante, il cui studio richiederebbe tempo e risorse. Alcuni spunti però li possiamo dare concentrandoci su due famiglie il cui destino sembra incrociarsi, in direzioni opposte, alla metà del Settecento: i Vasquez d’Acugna ed i Grassi.

          Cominciamo dai D’Acugna. Esponenti di una famiglia originaria della Spagna, giunsero nel Salento come funzionari della corona traendo poi le proprie fortune tanto dai commerci quanto dalle istituzioni. Prime notizie sul “ramo” aradeino, diramazione di quello gallipolino, le ritroviamo nel 1670 con due membri della famiglia, don Francesco e don Giuseppe, ricompresi nel clero cittadino.

È nella prima metà del Settecento, tuttavia, che la casata spagnola si impone sulla scena cittadina. Lo capiamo da notizie indirette (ad es. il fatto che durante la visita pastorale di mons. Sanfelice il baldacchino episcopale fosse retto da “nobilibus viris illustis familae de Acugna”, ossia “dai nobiluomini della famiglia De Acugna”) e dirette, come il catasto onciario e lo stato delle anime redatti a partire dal 1743. Da questi documenti scopriamo che la famiglia con la sua corte occupa un comprensorio di case così imponente da essere preso come riferimento per la delimitazione di un intero quartiere, quello di Santa Caterina.

          A capo della famiglia vi è il sessanteseienne don Gerolamo d’Acugna patrizio della città di Gallipoli. Assieme a lui vivono i fratelli Giuseppe (clerico) e Oronzo (sacerdote), le sorelle nubili (Elisabetta, Grazia, Maria), il nipote quarantenne don Franco (o Francesco) con la moglie Agnese Lubelli (figlia di donna Caterina Arcuti) di dieci anni più piccola. La giovane coppia ha tre figli (Giovanni, Giovanna ed Agata) e la ricca famiglia può circondarsi di servitori e serve, cameriere e nutrici.

          Eccezionale l’elenco delle proprietà di don Gerolamo: oltre allo stesso comprensorio di case può vantare un magazzino “per uso di riponere vini”, una rimessa fuori dalla porta “per uso di galesse”, due giumente e una somara, una chiusa chiamata La Vernacocchia (verso lo spartifeudo di Seclì) di 52 tomalate, con vigneto, alberi comuni, 1169 alberi di olive, palmento e pilaccio; un’altra chiusa verso Lo Cucco con quattro tomolate di terra seminatoria e 17 alberi; sempre a Lo Cucco otto tomolate di terra con duecento alberi (una proprietà da tenere a mente per il prosieguo del discorso).

Si aggiungono poi la masseria Lo gallo, con case, capanni, curti e venti tomolate di terra seminatoria, più alberi, pozzo e aia; una giornata di terra seminatoria a Lo rizzo, un giardino di cinque stoppelli con alberi, casa e pozzo nei pressi della porta del paese; due buoi e cinquanta pecore. Vanta infine un credito di duecentosessantacinque ducati con l’Università di Aradeo, che tuttavia non può comprovare.

 

 Archivio di Stato di Lecce, Catasto Onciario, D. Gerolamo d’Acugna

 

 

          Nelle carte parrocchiali troviamo gli esponenti di casa D’Acugna come padrini e madrine in numerosi battesimi, testimoni di nozze, ma soprattutto scopriamo che, caso unico, Giovanna, figlia di don Francesco, viene battezzata l’8 gennaio 1739 dal vescovo Francesco Garrafa in persona (con l’altisonante nome di Giovanna Antonia Leonarda Gaetana Venantia e Saveria).

 

 Archivio Parrocchiale di Aradeo (=APA), Atto di battesimo di Giovanna de Acugna, 08 gennaio 1739

 

 

          Infine i D’Acugna sembrano essere i soli a possedere nella chiesa madre una propria tomba privata dove viene seppellita l’ultima esponente del ramo di cui (ad oggi) abbiamo notizia nei registri parrocchiali, ovvero la stessa donna Giovanna, morta a circa 52 anni nel marzo 1791: “factae fuerunt solitae preces a me subscripto in propria Cappella gentilizia suae domus et postea corpus suum humatum fuit in proprio monumento in hac Parochiali ecclesia” (“furono fatte le solite preghiere da me sottoscritto nella cappella gentilizia della sua casa e dopo il suo corpo fu inumato nel proprio monumento in questa chiesa parrocchiale”).

          In sintesi un vero e proprio potentato economico che, tuttavia, ad un certo punto sembra sparire dalla storia di Aradeo. Il nome dei D’Acugna infatti comincia

gradualmente a non essere più riportato nelle carte parrocchiali. Al posto di questa famiglia, altre appaiono e tra queste i Grassi.

 

          Facendo un piccolo passo indietro e tornando all’elenco delle numerose proprietà di don Gerolamo, una di queste abbiamo accennato essere di particolare importanza: le otto tomalate di terra a Lo Cucco. La ragione è semplice: nel catasto onciario, accanto alla notazione di questo bene, troviamo una nota a latere nella quale si dice che:

 

Le tomolate otto circa nel luogo d° lo cucco son passate nel dominio del D° Fisico D. Giuseppe Grassi mediante compra e vendita, sopra delle quali tomolate otto si trova imposto l’an[n]uo peso della celebrazione di messe piane num° cinquantatre, mediante ordini ottenuto da esso sig. Grassi del S. R. Consiglio, che qui si conservano”.

 

          La postilla è quanto mai importante, perché rappresenta la prima traccia (a me conosciuta) della famiglia Grassi ad Aradeo. Ma da dove viene questo dottor fisico Giuseppe Grassi? Il catasto onciario non ce lo dice. Altre fonti però ne parlano: la prima è l’atto di matrimonio del 25 luglio 1754 tra il dottor fisico Giuseppe Grassi (figlio di Alberto e Elisabetta Tasco della Terra di Morciano nella diocesi di Ugento) e Caterina Imperiale (figlia di Domenico e Antonia Coluccia)[1];

 

 

APA, Atto di matrimonio tra Giuseppe Grassi e Carolina Imperiale, 25 luglio 1754

 

seconda fonte, forse ancor più interessante, è il registro dei battesimi che alla data del 9 agosto 1755 riporta quello della figlia del

D[ominis] Fisici Josephi Grassi Terre Murciani et Caterine Imperiale Terre Aradei”.

La piccola, chiamata Giuseppa Agata Angela, ha come padrini D. Fransciscus De Acugna et Domina Jovanna Vasquez de Acugna. Le carte dunque ci parlano di un intreccio (economico e personale) tra le due famiglie, destinate tuttavia, per la storia aradeina, ad una sorte diametralmente opposta: mentre i D’Acugna spariscono, i Grassi si impongono, acquistano proprietà[2] e assumono un ruolo di primissimo piano nell’amministrazione civica degli anni a venire.


[1]È un dato abbastanza curioso che, tra il maggio e l’ottobre 1754, siano celebrati ben quattro matrimoni tra notabili provenienti dal capo di Leuca e donne aradeine. Oltre a quello di Giuseppe Grassi, infatti, troviamo i matrimoni tra l’alessanese don Francesco Letizia e donna Petronilla Mauro e tra i suoi concittadini Angelo Piccino e Lorenzo Piccino, e, rispettivamente, Donata Greco e Caterina Greco. Risalgono invece alla fine del Settecento le notazioni su un altro alessanese stabilitosi ad Aradeo, ossia Nicola Grassi.

  [2] Le carte notarili conservate nell’Archivio di Stato di Lecce testimoniano, tra fine Settecento ed inizio Ottocento, un’eccezionale attività di compravendita da parte di Francesco Grassi, figlio di Giuseppe, e di altri esponenti della famiglia. Già nel 1767, comunque, troviamo un assenso del vescovo di Nardò a favore della Camera baronale di Aradeo per la permuta di due orte e mezza di vigne site a La Petrosa o Strada di Santa Francesca con una parte di possessione olivata sita a Lo Cucco e di proprietà del dottor fisico Giuseppe Grassi di Morciano.

 

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